Le fave sono importantissime nell’alimentazione in generale e in particolare in quelle vegetariana e vegana. Forniscono amido, proteine e un discreto valore biologico, fibre e diversi minerali e vitamine utili. Malgrado le loro qualità nutritive, purtroppo sempre meno frequentemente si trovano sulle tavole degli italiani. La sua produzione è tra le più sostenibili oggi conosciute, in virtù delle sue scarsissime necessità in termini di terreno, del ridotto fabbisogno idrico e della resistenza a parassiti e malattie.

Rispetto ai fagioli, le fave sono qualitativamente superiori in termini proteici (anche se quantitativamente inferiori): questi legumi contengono, all’incirca, il 5% di proteine, il 5% di fibre, il 4,5% di carboidrati e pochissimi grassi (0,4%); il restante 84 % è costituito da acqua.
Inoltre le fave sono ricche di ferro, potassio, magnesio, rame, selenio e moltissime vitamine, soprattutto acido ascorbico.
Esse sono un toccasana sia per persone sane sia per persone affette da problematiche come ad esempio il diabete: se ne può fare un uso discretamente frequente poiché questi legumi hanno un carico glicemico non troppo elevato, attenzione però che l’indice glicemico-insulinico può variare da un tipo all’altro.
Per la ricchezza in ferro, sembra che il consumo di fave sia utile per contrastare l’anemia.
Le foglie essiccate di fave sono sfruttate in erboristeria come rimedio naturale per stimolare la diuresi.
Purtroppo vi sono persone che proprio non possono approfittare di tutte queste belle qualità nutritive: il favismo è una condizione genetica legata al cromosoma X e caratterizzata da una carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), essenziale per la protezione dei globuli rossi dallo stress ossidativo. Questa carenza rende i globuli rossi più vulnerabili e può causare emolisi (distruzione dei globuli rossi) in seguito al consumo di fave o all’esposizione a determinati farmaci o sostanze ossidanti.
Essendo legata al cromosoma X colpisce soprattutto gli uomini (che hanno un solo cromosoma X), mentre le donne possono essere portatrici senza sintomi o manifestare una forma più lieve.
Quando una persona con deficit di G6PD assume fave o è esposta a sostanze ossidanti, può sviluppare una crisi emolitica acuta, con sintomi quali:
- Anemia emolitica (distruzione dei globuli rossi)
- Ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi)
- Urine scure (per la presenza di emoglobina)
- Stanchezza e debolezza
- Tachicardia (battito accelerato)
- Difficoltà respiratoria
Il favismo è diffuso soprattutto in aree mediterranee, africane e asiatiche, dove storicamente la malaria era molto presente. Infatti, il deficit di G6PD offre una certa protezione contro la malaria, motivo per cui questa mutazione genetica si è mantenuta nel tempo.
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